Villa Sesso Schiavo

A pochi passi dal centro di Sandrigo, tra le suggestioni delle architetture vicentine, un lungo muro di ciottoli custodisce sin dal 1570 una antica storia di luoghi, personaggi, cultura e tradizioni.
Villa Sesso Schiavo è uno splendido esempio di villa palladiana incompiuta, riccamente affrescata da Giovanni Antonio Fasolo e dalla sua bottega, tuttora abitata dagli eredi degli Schiavo.
Che oggi la aprono ai visitatori nel segno dell’ospitalità e della cultura.

I Sesso e l'affrescata barchessa palladiana

I Sesso e l'affrescata barchessa palladiana

La barchessa è inoltre rallegrata dal magnifico pennello dei pittori che all’epoca si aggiravano per le ville animando le pareti e le facciate di guerrieri, di battaglie, di allegorie, di trionfi storici e mitologici, delle glorie familiari dei possessori.
Il ciclo di affreschi all’interno delle quattro sale del loggiato presenta interessanti novità. La prima sala infatti è caratterizzata dall’unica scena interamente dedicata a un baccanale presente nella pittura vicentina del Cinquecento.
L’originale tematica rimanda agli esempi delle famose corti principesche italiane.
Il programma scelto per decorare le sale segue un ipotetico percorso di sublimazione dell’anima che parte dalla Sala del Baccanale per proseguire con lo studio della natura nella Sala dei quattro Elementi, il raggiungimento delle Virtù e il trionfo della Storia con l’intenso ed enigmatico ritratto di Silvio Sesso.
La decorazione simbolica delle sale affrescate, imperniate su temi filosofici e culturali, potrebbe inoltre avvalorare l’ipotesi di un progetto architettonico concepito come centro culturale di incontro di un’antica nobiltà piuttosto inquieta sul piano religioso.
Carlo Sesso, cugino del committente, è la figura più attiva nel panorama della riforma protestante spagnola: divenne infatti il promotore del calvinismo in Spagna. Sulla via che probabilmente lo portava a Vicenza fu arrestato e processato. Sarà poi arso sul rogo davanti all’imperatore Filippo II di cui è documentato un toccante dialogo.
Accanto a questo controverso personaggio si affianca invece l’agitata figura del canonico Oliviero fratello di Silvio Sesso che fu maggiordomo del cardinale Alessandro Farnese e consigliere di papa Paolo IV. Lasciò successivamente l’abito dopo avere legittimato il figlio Alessandro di cui non si conosce però la madre.
Una famiglia intrigante, una villa incompiuta e un importante ciclo affrescato attribuito se non al Fasolo, ai collaboratori del noto pittore Giovanni Antonio Fasolo, rendono unica villa Sesso Schiavo.


Il periodo di mezzo
La precoce scomparsa di Silvio Sesso portò probabilmente all’abbandono del progetto monumentale e l’ampio piazzale in terreno di riporto che spazia vuoto tra le cancellate in ferro battutto che separano il sito interno dalla città da un lato e dalla campagna dall’altro lascia l’ospite ad immaginare quello che un uomo dalle ampie vedute e dalle ingenti ricchezze portava nel cuore.
Il giovane erede, Lorenzo, dovette subito tenere a bada i figli Silvio e Oliviero, rapinatori e violenti.
I discendenti della famiglia Sesso apportarono nei secoli varie trasformazioni che videro la costruzione di un
oratorio dedicato a S.Lorenzo, tuttora aperto al sacro culto, nella barchessa che corre quasi parallela al più
maestoso portico della villa e ne riecheggia il motivo delle colonne doriche sia pure con proporzioni diverse. Un tempo nel centro si elevava una colombara di origine gotica, pareggiata nel 1800, di cui rimane alla base la cedrara assai antica.
Un corpo di Villa dalle modeste dimensioni risalente alla metà del ‘700 affianca l’imponente porticato dov’è ora la residenza dei proprietari discendenti della famiglia Schiavo che nel 1834 acquisì la proprietà dall’ultimo erede del ramo della Piarda di Pusterla della famiglia Sesso.


Gli Schiavo, mercanti e politici al servizio del tempo
Nel rispetto delle antiche memorie, nel 1834 Antonio Schiavo fece proprio questo angolo di storia e con la seconda moglie ha conservato intatto il complesso monumentale creando un meraviglioso museo storico dell’ottocento vivo e ben conservato che si schiude all’ospite di Andrea e Cristina in momenti di privata ospitalità dove i racconti del passato ci portano al periodo del 1915/18 quando la casa fu sede dell’ospedale da campo inglese più che al primo dopoguerra momento in cui parte delle stanze affrescate divennero l’ostetricia di Sandrigo. Ma soprattutto si ritorna a un tempo in cui le arti riempivano la vita quotidiana e il senso civico si unisce ai moti del 1848 più che alla vita politica della seconda metà dell’ottocento quando il secondo Antonio Schiavo fu per oltre quarant’anni sindaco del paese di Sandrigo.


Natura
Il rispetto di questo piccolo gioiello ha riguardato sia i vecchi intonaci che le piante e le risorgive che caratterizzano questo luogo magico dove è possibile ritrovare se stessi nell’ascolto dell’acqua che corre limpida o nell’osservazione di centenari alberi testimoni silenziosi del tempo che passa.


Scultura
A coronamento dei timpani e delle cancellate in un susseguirsi di sacro e profano sono giunte a noi dieci statue in parte risalenti al XVI secolo che alcuni attribuiscono alla famosa bottega del Marinali.
Di particolare bellezza anche i camini a lira e a zampa leonina presenti nelle sale affrescate.